alba a pierino

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domenica 24 gennaio 2010

gita domenicale in casentino

Giornata freddissima, con un'aria gelida, tagliente seppur immobile.
Poteva venir fuori una gita senza meta, con l'idea di vedere il mondo dall'alto, dal passo della Consuma, con i suoi 1050 metri di altezza, e la neve ancora incollata nelle radure meno esposte. Invece si è risolta con un incontro fuori programma, con l'incontro con una realtà spirituale inconsueta.
Dall'alto della Consuma il panorama non era il massimo, con una leggera foschia che annullava le distanze, sbiadiva i colori peraltro già smorti per la stagione.
Scendo nel Casentino, verso il Castello di Romena.
Il castello appare oggi come uno dei più suggestivi del Casentino, visibile da lontano per le sue alte torri incorniciate dai cipressi. Le mura superstiti rendono perfettamente l'idea di quanto fosse imponente la fortezza all'epoca del suo massimo splendore. I primi del Trecento il castello aveva due cerchie di mura dello spessore di un metro, il primo circuito esterno era il più grande e comprendeva il villaggio e la Fontebranda, celebre per essere stata citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia.

La fonte presso il castello di Romena, il cui ricordo, nell'Inferno di Dante, accresce al maestro Adamo l'arsura della sete ch'egli è costretto a soffrire per sua condanna, come falsario di moneta.

Li ruscelletti che d'i verdi colli
del Casentin discendon giuso in Arno,
faccendo i lor canali freddi e molli,
sempre mi stanno innanzi, e non indarno,
ché l'imagine lor vie più m'asciuga
che 'l male ond'io nel volto mi discarno.
La rigida giustizia che mi fruga
tragge cagion del loco ov'io peccai
a metter più li miei sospiri in fuga.
Ivi è Romena, là dov'io falsai
la lega suggellata del Batista;
per ch'io il corpo sù arso lasciai.
Ma s'io vedessi qui l'anima trista
di Guido o d'Alessandro o di lor frate,
per Fonte Branda non darei la vista.

(Inf. XXX, 64-78)

All'interno di questa cerchia esisteva, vicino a Fontebranda, lo spedale di Santa Maria Penitente. La seconda cerchia, più interna, comprendeva il cassero sulla vetta pianeggiante del colle, l'ancora esistente cisterna e la chiesa di Santa Maria Assunta, oggi scomparsa. L'ingresso attuale è settecentesco, ma in origine si accedeva al castello da quattro porte, due principali e due secondarie di cui resta in piedi la porta Gioiosa. Il complesso è molto bello, sia per le vestigia murarie, sia per le belle abitazioni che sono state ben ristrutturate tutto intorno al castello. La cappella che si vede è detta della Madonna del Pozzo, ristrutturata ed ampliata nel 1735, dal 1987 accoglie una cappella per le sepolture dei conti Goretti.
Purtroppo il castello, che è privato, non è facilmente visitabile, e spesso i visitatori vengono accolti con diffidenza. Specie oggi che fa un freddo micidiale, anche se manca ancora una settimana ai giorni della merla.

In basso verso Poppi, si trova la Pieve di Romena.
Come altre pievi casentinesi San Pietro è posta sul tracciato della romana via Maior ed insiste su un precedente edificio religioso la cui presenza è stata individuata durante i lavori di restauro del 1970. A causa dei sismi e dei dissesti geologici che hanno interessato la zona l'edificio appare parzialmente privo della sua parte anteriore. La chiesa, notevole esempio di architettura romanica, è divisa in tre navate, con quattro campate superstiti delle sei originarie, più una piccola campata di anomale dimensioni prima dell'abside, divise da colonne con splendidi capitelli decorati con motivi differenti, prevalentemente fitomorfi e figurati; quelli della attuale prima campata portano le iscrizioni relative alla costruzione, quello a sinistra la data 1152, quello di destra il nome del pievano Alberico committente, ed ha raffigurato nelle singole facce la Consegna delle chiavi a Pietro, la Pesca miracolosa di Pietro e Andrea e i simboli degli evangelisti suddivisi a coppie, Luca e Giovanni. Marco e Matteo. Il campanile, che sporge dalla parete che dà sulla strada, ha una base di origine antica e termina con una cella campanaria modificata nel XVIII secolo.


Dal 1991 la pieve è sede della Fraternità di Romena. Don Luigi, un sacerdote dai tratti e dai modi un po' improbabili, ha saputo ricreare intorno a questo luogo, con semplicità, lo spirito di accoglienza ed ospitalità che la storia gli assegna. Gli spazi e i silenzi di questo incantevole luogo sono a disposizione di chi vuole concedersi una sosta per trovare o ritrovare un contatto personale con Dio.

Don Luigi, prete dai capelli lunghi, la voce carismatica, i modi banali, accoglie persone in cerca, non solo di Dio, ma soprattutto anche di se stesse, anche perché, dice, se non sanno chi sono loro stessi, non saprebbero come riconoscere Dio.
La messa è stata molto particolare, il sacerdote l'ha officiata in piedi, sui gradini della scalinata che sale all'altare, tra la gente seduta su panche, sgabelli, o semplicemente in terra. Dopo aver letto il vangelo, si siede anche lui, sugli scalini, vicino ai fedeli, e lo spiega con parole semplici, dirette. Dice che la miglior ricetta per vivere, è "essere disposto sempre a ricominciare"

Così, cercando una meta per una gita domenicale, abbiamo trovato molto di più...


La Fraternità di Romena:
Siamo in viaggio, a volte con lo stomaco in gola, quando la tempesta è violenta; altre volte cullati dalle onde, quando la brezza accarezza il mare. Come tutti dipendiamo molto dal vento, dalle onde e dalla tempesta non prevista. La paura del nuovo ci rende prigionieri di realtà imperfette, stagnanti e svuota la vita del midollo che ci tiene in piedi. Dobbiamo tornare a navigare col coraggio di smarrirci e poi ritrovare la meta, raccapezzarci per non smarrirci di nuovo. Prendere il largo, consapevoli che, in viaggio, l’inatteso è sempre dietro l’angolo e che il non crederci ha il potere di farci trovare impreparati quando arriva. I nostri sogni e desideri di fraternità sono solo polline, che spesso non riesce a fiorire, ma è capace almeno di profumare l’aria.

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